Grazie all‘opera di un mio maestro, poco tempo fa, studiando per un esame, ho scoperto un concetto totalmente nuovo per me, il PLE, ovvero Personal Learning Enviroment, che mi ha talmente affascinato da decidere di creare un blog appositamente per pubblicare ciò che ho appreso, sperando che anche altri utenti si possano avvicinare a questa “particolare concezione del vissuto quotidiano”
il PLE, la cui prima menzione ufficiale risale al 2004 con un progetto chiamato ” The Personal Learning Environments Session dell’istituto JISC/CETIS Conference 2004 (Summary slides)
secondo wikipedia rappresenta:
* una serie di sistemi che aiutano i discenti a prendere il controllo e gestione dei loro propri apprendimenti.
questi sistemi sono supportati da alcune azioni che il discente deve attuare, come:
* fissare i propri obiettivi di apprendimento
* gestire il proprio apprendimento; amministrare i contenuti e i processi
* comunicare con gli altri nel processo di apprendimento
e quindi raggiungere gli obiettivi di apprendimento.
definito in questi termini il PLE sembra esssere un sistema di regole di studio asettiche. Chiaramente la prima fonte che ho menzionato non a caso è l’enciclopedia libera wikipedia (essendo libera si presuppone che sia anche il più oggettiva possibile), per dare una stringatissima idea di che cosa stiamo parlando.
in realtà il concetto di PLE può essere approfondito dicendo:
“è un ambiente in cui si vive un’esperienza di apprendimento formale e informale centrato unicamente sull’iniziativa dell’individuo. L’esperienza d’apprendimento oggi è resa sempre più accessibile dall’utilizzo del web 2.0 e dei vari tools ad esso collegati”.
Due parole per un breve excursus: 4 anni fa ho letto L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, di Pierre Lévy Feltrinelli 1996.
Pierre Lévy , filosofo francese afferma:
“Che cos’è l’intelligenza collettiva? In primo luogo bisogna riconoscere che l’intelligenza è distribuita dovunque c’è umanità, e che questa intelligenza, distribuita dappertutto, può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l’una con l’altra, scambiare il loro sapere, cooperare. Detto in modo assai generale, per grandi linee, è questa in fondo l’intelligenza collettiva.”
Molto più reale e tangibile oggi rispetto al 1996, questo libro introduceva quello che attualmente è visto come il concetto di Società della conoscenza. Qui il sapere è alla portata di tutti ed estremamente semplice da trovare. Detta così potrebbe essere lo slogan di una grande biblioteca, in realtà la chiave di volta sta nel poter modificare questa conoscenza contribuendo a produrla.
Ma come? attrraverso i servizi che oggi il web 2.0 ci offre. Ecco qui dei tools quali, e qui ne cito solo alcuni:
* Google
* wiki, per la scrittura collaborativa
* programmi per creazioni di Slide
* programmi per la condivisione di slide: Slideshare
* web browsers
* blog
* programmi di photo editing
* programmi di photo sharing : Flickyr
* programmi di Bookmark sharing
elicio-us
* Skype
e molti altri…
Il luogo naturale in cui prende vita la società della conoscenza è appunto il web. Tratto distintivo è la connessione, come quelle di natura neuronale che più si avvicinano e ci danno un’idea di che cosa sia internet. Le connessioni ci premettono di aprire varie porte e dare uno sguardo a loro interno, quello che vedremo potrà piacerci , incuriosirci, divertirci, coinvolgerci, molestarci o lasciarci indiferenti. Ogni utente rapprensenta una risorsa per la rete grazie anche ai dati che ognuno di loro può produrre. Dare spazio alle persone e lasciare che forniscano e creino informazioni ha dato il via a quello che viene così chiamato “Hackerabilità ovvero la possibilità di consentire l’appropriazione di informazioni o parti dei servizi offerti. Questa attitudine crea un generale rimescolamento di contenuti e servizi che danno vita a nuove forme di sperimentazione e nuove possibilità di apprendimento.
Luogo naturale di sviluppo e creazione di contenuti è appunto la rete in cui ,sempre parafrasando Lèvy , l’intelligenza collettiva è distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale e che porta ad una mobilitazione effettiva delle competenze.
la mobilitazione delle competenze rappresenta la base di partenza del PLE.